SERVIZIO NAZIONALE PER LA PASTORALE GIOVANILE
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Lectio divina

Lectio divina su Lc 1,26-56 In questa sezione ti  offriamo uno schema per la Lectio Divina sul vangelo dell’annunciazione, da poter utilizzare con i giovani (questo brano si trova nel quaderno dei giovani). Per la lectio possono essere utilizzati alcune parti dei testi e dei commenti proposti. Adattandoli alle esigenze dei singoli gruppi.       […]
11 marzo 2015

Lectio divina su Lc 1,26-56
In questa sezione ti  offriamo uno schema per la Lectio Divina sul vangelo dell’annunciazione, da poter utilizzare con i giovani (questo brano si trova nel quaderno dei giovani). Per la lectio possono essere utilizzati alcune parti dei testi e dei commenti proposti. Adattandoli alle esigenze dei singoli gruppi.    
 
Primo passo: prepararsi alla preghiera invocando lo Spirito Santo
Il tempo dell’ascolto della Parola è un tempo sacro in cui chiediamo la forza e la libertà necessarie per sintonizzarci davvero sul cuore di Dio. Non si tratta né di una riflessione, né di un esercizio di scuola; è un vero e proprio ascolto. Per questo è importante chiedere il conforto dello Spirito di Dio. Dopo il segno della croce puoi utilizzare questa preghiera:

Donaci un cuore capace di ascolto
Dio nostro,
Padre della luce,
tu hai inviato nel mondo
la tua parola attraverso la legge, i profeti e i salmi,
e negli ultimi tempi
hai voluto che lo stesso tuo Figlio,
Parola eterna presso di te,
facesse conoscere a noi te, unico vero Dio:
manda ora su di noi lo Spirito santo,
affinché ci dia un cuore capace di ascolto,
tolga il velo ai nostri occhi
e ci conduca a tutta la verità.
Te lo chiediamo per Cristo, il Signore nostro,
benedetto nei secoli dei secoli. Amen.
 
LITURGIA DI BOSE
Invocazione comunitaria dello Spirito per la lectio divina
 
Oppure
Spirito Santo, tu sei la forza della nostra vita; tu sei fedele a ciò che hai promesso; tu hai concesso a Maria di Nazareth di accogliere e portare in sé il Verbo fatto carne. Ti preghiamo: insegnaci a vivere saldi nella fede e accorda a noi di custodire sempre nel nostro cuore e nella nostra vita la Parola che tu ci doni. Concedici di aderire ad essa con tutte le nostre forze, con tutto il nostro cuore, la nostra anima e la nostra mente, perché, affidati solo alla sua potenza, possiamo sperimentare nel nostro quotidiano il frutto che solo la tua Parola genera e possiamo seguire le orme del Figlio di Dio. Amen.
 

Secondo passo: contestualizzare il brano
Sono utili alcune note che possono aiutare a contestualizzare il brano che intendiamo pregare.
 

Terzo passo: leggere con calma il testo
Leggiamo con calma il racconto, custodendo nel nostro cuore il senso dello stupore (come se fosse la prima volta che ascoltiamo queste parole). Poniamo attenzione alle varie scene e allo svolgimento della narrazione, sapendo che in questa storia è Dio che si manifesta e in questo racconto è Dio che ci parla.
 

Dal vangelo secondo Luca. (Lc 1, 26-56)
In quel tempo, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: "Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te". A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L'angelo le disse: "Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine". Allora Maria disse all'angelo: "Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?". Le rispose l'angelo: "Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch'essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio". Allora Maria disse: "Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola". E l'angelo si allontanò da lei.
 
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: "Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto".
 
Allora Maria disse: "L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l'umiltà della sua serva. D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre". Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.
 

Quarto passo: comprendere cosa dice il testo
Mi chiedo “cosa dice il testo in sé”? Sono consapevole che si tratta di una letteratura scritta in un tempo e una lingua lontani da noi; la Parola di Dio si è incarnata in questo testo che cerco di comprendere nel suo significato storico e simbolico. Per questo è importante farsi aiutare da un commento chiedendo aiuto ad un sacerdote o a un religioso.
 
Il primo brano del Vangelo a cui ci stiamo accostando (Lc 1,26-38) ci invita a concentrare il nostro sguardo su un punto della storia e del tempo in cui Dio “squarcia” i Cieli e si china sulla terra: qui si rivela lo stile di Dio nel proporsi all’uomo. Lungo tutto il dispiegarsi della storia della salvezza Dio si manifesta come Colui che sceglie  “ciò che nel mondo è debole, … ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono …” (1 Cor 1, 27-29) e rimane fedele a questo suo modo di rivelarsi.
Nella “pienezza del tempo” (cfr. Gal 4,4), per irrompere in modo definitivo come il “Dio con noi”, Dio si manifesta ancora così: in un piccolo luogo nella parte più remota della terra di Israele, a una giovane donna, irrilevante per l’evolversi degli eventi della storia. L’annuncio che cambia il corso della storia si colloca in modo preciso, così come l’evangelista Luca ce lo descrive: a Nazareth, in una città sperduta e minuscola di Israele, al nord, lontano da Gerusalemme, dove era il cuore religioso del paese. E’ rivolto a una persona precisa, con un suo nome proprio, Maria, con una storia che la precede e che si apre verso un futuro apparentemente scontato e conosciuto (il matrimonio con Giuseppe).
La Parola di Dio “avviene” (ad-veniet cioè “viene a noi”) dove meno ce lo aspettiamo. Anche noi abbiamo una Nazareth della nostra vita, dei luoghi di noi che non consideriamo “all’altezza” di accogliere Dio che si dona a noi, una storia piccola, semplice, dove mai penseremmo di poter incontrare Dio che viene a noi. Qui Dio parla e la sua Parola cambia il corso della vita e della storia.
L’angelo è mandato da Dio a Nazareth, a una giovane ragazza. È forte il contrasto con l’annuncio a Zaccaria del brano che lo precede (avviene nel tempio, a Gerusalemme, nel luogo più santo della città più santa; fatto a un sacerdote, un uomo giusto, categoria che nella Scrittura identifica i destinatari più “perfetti” per ricevere una rivelazione di Dio). Per Maria è diverso: è una ragazza che vive in un luogo insignificante, lei stessa è una persona normale, semplice, con una storia già orientata verso un progetto personale: è promessa sposa di un uomo della casa di Davide. Maria è inserita nella lunga storia della salvezza attraverso l’appartenenza alla casa di Davide da parte di Giuseppe e sta dirigendosi verso un futuro che è la sua vita con Giuseppe.
Come è avvenuto per Maria, così anche per ciascuno di noi: Dio parla dentro la nostra vita, ci raggiunge nella nostra Nazareth, nei luoghi dove noi pensiamo di essere lontani da Lui, nella nostra storia, nel luogo della nostra quotidianità più banale (la casa), là dove noi abbiamo già una storia che si sviluppa secondo progetti umani. Qui la Parola avviene, viene a noi, secondo il suo stile inconfondibile: “Dio sceglie quello che è stolto per il mondo… quello che è debole per il mondo… quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla…” (cfr. 1Cor 1,27-29).
Questa logica di Dio risplende in questo vangelo fino a prendere carne e sangue nel grembo di una donna di Nazareth. “Da Nazareth, può mai venire qualcosa di buono?”, dice Natanaele a Filippo che lo invita a seguire Gesù (Gv 1,46). Maria di Nazareth, un villaggio da cui non può venire nulla di buono: è questa la logica di Dio, una logica che mette in tumulto il cuore stesso di Maria all’annuncio dell’angelo “il Signore è con te”. Forse perché queste parole sono dense di significato per Maria. Lei sa a chi erano state rivolte prima di lei: “Non temere io sarò con te” dice il Signore a Mosè, l’uomo dell’Esodo (Es 3, 12); “come sono stato con Mosè, così sarò anche con te”, sono le parole rivolte da Dio a Giosuè, l’uomo che fa entrare Israele nella terra promessa (Gs 1, 15); “il Signore è con te uomo forte e valoroso” dice l’angelo a Gedeone quando annuncia la sconfitta dei Madianiti attraverso di lui (Gdc 6,12).
“Il Signore è con te” è un saluto che turba Maria perché racchiude in sé il segreto di Colui che sta per venire. Colei alla quale viene detto “il Signore è con te” diventa il grembo del “Dio con noi”: questo è il Nome di Dio che si rivela a lei. Ed è un Nome che ne racchiude l’identità e il volto: il nostro Dio è relazione (“Dio con”), ed è relazione aperta all’uomo (“con noi”). 
Lungo tutta la vita del Figlio, Maria ricorderà queste parole nelle quali le si era rivelato il Nome di Dio, quando i suoi occhi vedranno fino a che punto Dio ha scelto di essere “con noi”.
E anche lei imparerà ad essere “con”. Con il Figlio sotto la croce: “Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala.” (Gv 19, 25); con i discepoli al cenacolo nell’attesa certa del ritorno del Signore: “Tutti erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù e con i fratelli di lui.”(At 1,14).
“Il Signore è con te”, una certezza per Maria che diventa missione, memoria di una promessa fatta da Dio al suo popolo che non verrà mai meno. Questa promessa chiede il suo grembo, il suo cuore, la sua vita, il suo passato, il suo presente, il suo futuro: “concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù”.
Ma anche a noi questa promessa chiede grembo, cuore e vita, come a Maria di Nazareth, perché alla sua chiesa che siamo noi il Signore ha annunciato: “Ecco io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (Mt 28,20). “Il Signore è con te” è il nome di Dio, “Eccomi, sono la serva del Signore” è il nome di Maria, il nome della chiesa, il nome di ogni uomo che si affida alla promessa. In questo Vangelo scopriamo quindi il Nome definitivo di Dio donato all’uomo (“il Signore è con te”) a cui corrisponde il nome definitivo dell’uomo che accoglie il suo dono (“eccomi, sono la serva del Signore”).
Nel dialogo fra Cielo e Terra, il nome del Cielo è “Io sono con te” e il nome nuovo della Terra è “serva del Signore”. Al Cielo che si presenta a Maria come Grazia (Dio chino sulla sua creatura), la terra risponde con il suo frutto, come vita donata come servizio (cfr. Sal 85,13).
Il nome nuovo di Maria (“serva del Signore”) anticipa il volto del Servo del Signore, di Colui per il quale servire è amare fino alla fine (cfr. Gv 13,1), il cui “eccomi” conduce Dio a essere “con noi” (il Signore è con te) fino all’estremo, fino al “luogo” della massima distanza fra il Cielo e la Terra che è la morte. Nel Figlio il Nome del Cielo e della Terra si compiono.
E il frutto dell’incontro fra il Cielo e la Terra è il Figlio fatto carne, il Dio definitivamente con l’uomo.
Nel secondo brano (Lc 1,39-45) ci è raccontato l’incontro tra due donne gravide di vita e ci introduce nella contemplazione stupita di quello che solo Dio può fare nella vita delle persone e ci fa toccare con mano l’esultanza che questo suo operare genera proprio lì dove nessuno avrebbe mai osato sperare che qualcosa accadesse.
Maria ed Elisabetta: due donne che hanno creduto e accolto il Dio dell’impossibile, che lo hanno lasciato agire nella loro storia e che si sono lasciate trasformare la vita da Lui.
Quest’incontro tra due donne abitate dalla fede genera benedizione: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!”. Sono queste le parole che Elisabetta rivolge a Maria, che la donna anziana e sterile visitata da Dio, rivolge alla donna giovane e vergine, che ha ricevuto la stessa visita. Elisabetta celebra la maternità di Maria con il segno più alto che è la benedizione e riconoscendo il “farsi” di Dio nella nostra storia; contempla che tutto questo fa di Maria una donna beata perché, per la sua fede, diventerà il luogo in cui la Parola promessa ad Israele si compie. Maria è detta beata non perché porta fisicamente Gesù nel suo seno, ma perché ha ascoltato la Parola di Dio e l’ha messa in pratica. Ed è in questo miracolo che queste due donne si riconoscono: entrambe hanno ascoltato, entrambe hanno accolto, entrambe hanno consegnato la vita ad una promessa, per loro e per gli altri.
Maria ed Elisabetta: credenti, pellegrine nella fede, in un cammino che le porterà non solo ad essere madri, ma anche discepole che custodiscono tutto nel loro cuore, ogni evento compreso o non compreso della vita di questi figli e ogni evento, compreso o non compreso, della loro stessa vita. Ci precedono nella via della fede e della sequela, pellegrine con noi accompagnano i nostri passi.
Maria ed Elisabetta: affidate ad una storia di cui si sentono parte e per la quale dicono il loro sì a Dio.
Maria ed Elisabetta: il futuro e il passato, entrambi incapaci da soli di generare vita, entrambi portatori di vita in pienezza perché disposte ad accogliere una promessa che fa nuove tutte le cose.
Maria ed Elisabetta: due donne che consegnano a Dio e alla sua Parola, speranza, sogni, desideri, promesse, progetti, perché riconoscono in quell’annuncio ogni loro speranza, ogni sogno, ogni desiderio, ogni progetto.
Non c’è più vita per loro senza questo annuncio, non c’è più futuro senza la fretta di rincorrere quella Parola ascoltata e di seguirla dovunque vada.
Ogni vita, che, come la loro, crede alla Parola e si consegna ad essa, condivide il mistero di questa maternità, di questa vita nuova, insperata, impossibile, inaudita, nella certezza che questo cammino porta il Verbo di Dio nelle profondità della propria carne e la fa diventare essa stessa tempio e dimora di Dio.
 
Quindi Maria, accolto il Verbo che si fa carne in lei, diventa subito serva di questa Parola e si mette in movimento andando incontro ad Elisabetta, così come Dio è andato incontro a lei con la sua misericordia.
Si tratta del bellissimo incontro tra due donne abitate dalla grazia, abitate dalla vita di cui diventano casa, tabernacolo, ma in un certo senso anche ostensorio perché la vita che le abita è più grande di loro e non può che manifestarsi nell’esultanza. Così Giovanni mosso dallo Spirito fin nel seno materno indicherà il suo Signore; così Maria nel canto del Magnificat esulterà di gioia nel suo Salvatore.
Questo canto della serva del Signore rilegge le meraviglie di Dio operate in lei, le immense opere della storia della salvezza riassunte nell’umile donna di Nazareth. Maria riconosce l’amore di Dio che l’ha avvolta, che avvolge l’umanità e che chiede solo di essere accolto. Quell’amore che anticipa qui sulla terra la pienezza che vivremo quando saremo trasfigurati in quella vita senza fine. Il Magnificat diventa quella proclamazione nella gioia del continuo farsi carne di Dio nella storia, ma anche del mistero di una misericordia che fa entrare ogni vita nel grembo di Dio.  Maria parla ad Elisabetta e a tutti noi di quell’incontro tra il Dio della storia che compie meraviglie e lei, piccola schiava del Signore. Una distanza infinita che non la schiaccia perché è riempita dalla misericordia di Dio. Un’umiltà che innamora il cuore del Padre tanto da farne la dimora del Figlio. Un’umiltà che è un modo di stare davanti a Dio più che a se stessi o agli altri. Da qui la serva del Signore riconosce le meraviglie di Dio, il suo continuo chinarsi sui piccoli del Regno e il suo disperdere i potenti. Il Vangelo che abita già il suo seno la plasma ad immagine di quel Vangelo che suo Figlio andrà annunciando sulle vie della sua terra, quel Vangelo che chiederà un’adesione così totale fino al dono totale di sé. Così come la madre un giorno disse “Eccomi sono la serva del Signore, si compia in me secondo la tua parola”, allo stesso modo il Figlio, plasmato in quell’obbedienza e abbandono dirà “non la mia, ma la tua volontà” fino al dono totale di sé nell’amore.
Chiediamo a Maria nostra madre, di insegnare anche a noi ad ascoltare e a credere alla Parola di Dio, come fece con il Figlio nel nascondimento della vita di Nazareth,  perché possiamo consegnarci ad essa. Solo così potremo portare il Verbo dentro di noi divenendo tempio e dimora di Dio, imparando da Colui che ci abita a guardare il mondo riconoscendo l’opera della misericordia del Padre in una consegna obbediente alla sua volontà che ci manda ai fratelli, testimoni esultanti del dono di grazia che abbiamo ricevuto!
 

Quinto passo: comprendere cosa dice il testo per me
Rileggo personalmente il brano punto per punto, fermandomi laddove capisco che qualche aspetto tocca la concretezza della mia esistenza.
Rivedo la mia vita quotidiana, le mie situazioni, quello che sono e quello che cerco a partire dal brano evangelico.
Emergeranno dei desideri, delle luci sul mio vissuto, degli inviti di Dio, delle esperienze fatte. Sarà importante a questo punto non avere fretta, ma gustare interiormente il Signore che parla a me e raccogliere i suoi appelli e le sue rivelazioni sulla mia vita.
 

Sesto passo: la mia riflessione si fa preghiera
Concludo la mia preghiera con un colloquio col Signore. È importante partire da quanto effettivamente Dio mi ha comunicato nell’ascolto di questo testo e dalle sollecitazione che sono giunte alla mia vita. La preghiera di risposta dovrà contenere il senso del “grazie” di fronte alla sua presenza che ho sperimentato. Può essere di grande giovamento scrivere la preghiera che formulo al Signore.
Termino poi con un Padre Nostro ed esco lentamente dalla preghiera.
 

Settimo passo: condividere il dono ricevuto
Il confronto personale con la Parola di Dio e la preghiera diventano vita. Dall’incontro con Gesù scaturiscono azioni concrete e parole nuove. Cerco di tradurre in maniera concreta quanto mi è stato donato.
 

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