SERVIZIO NAZIONALE PER LA PASTORALE GIOVANILE
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

L'immagine della Madonna

Nel passato gli studiosi erano convinti che la più antica immagine venerata in Santa Casa, menzionata da un documento del 1315, relativo al furto ivi perpetrato dai ghibellini recanatesi nel 1313, fosse la statua trecentesca, andata distrutta nel 1921 in un incendio scoppiato nel sacello. Oggi però, in base a una più attenta lettura filologica […]
11 marzo 2015

Nel passato gli studiosi erano convinti che la più antica immagine venerata in Santa Casa, menzionata da un documento del 1315, relativo al furto ivi perpetrato dai ghibellini recanatesi nel 1313, fosse la statua trecentesca, andata distrutta nel 1921 in un incendio scoppiato nel sacello. Oggi però, in base a una più attenta lettura filologica di quel documento, si ritiene invece che fosse un’icona dipinta.
Nell’atto processuale, infatti, si legge che i ladri presero le «ghirlande» d’argento, con perle e senza, «sopra l’immagine della Beata Vergine e della sua icona (de cona eius) e «sopra l’immagine di Nostro Signore Gesù Cristo che stava nella detta icona (quae era in dicta cona).
 
Secondo alcuni storici del secolo XVII, nella nicchia della parete sud, ricavata sopra la cosiddetta porta dei custodi e oggi coperta da una griglia metallica, un tempo si trovava la statua della Madonna.
Queste notizie invitano a formulare un’ipotesi. Nei secoli XIV-XV sopra l’altare, collocato nella parete sud della Santa Casa, si trovava la tavola segnalata nel 1315 e descritta dal Ricci, mentre nella nicchia ricavata sul muro delle stessa parete, nella zona del «santo camino» si trovava la statua di legno.
Con  la nuova collocazione dell’altare, trasferito nel sito attuale, l’icona dipinta fu sostituita con la statua trecentesca, che probabilmente ne ripeteva lo schema iconografico. Da quel tempo dell’icona si è persa ogni traccia. Conferma questa ipotesi il fatto che i recanatesi nel 1498 offrirono una corona a forma di triregno alla Madonna e un’altra al Bambino, ivi restate fin verso il 1642, quando furono sostituite da quelle donate da Luigi XIII, re di Francia.
Nella notte tra il 22 e il 23 febbraio 1921 in Santa Casa scoppiò un violento incendio, giudicato da alcuni doloso e da altri, sulla base di una perizia, esito di un corto circuito. Tra gli altri oggetti andò distrutta la statua lignea della Madonna, considerata di origine trecentesca e di scuola umbro-marchigiana.
La nuova statua, per volontà di Pio XI,  fu scolpita sul modello  della precedente, con l’utilizzo del legno di un vecchio cedro del Libano, cresciuto nei Giardini Vaticani, presso il Casino  Pio IV. Fu modellata da Enrico Quattrini.
Le corone d’oro, identiche a quelle distrutte dall’incendio - dono di Pio VII (1801) - furono lavorate da Domenico Fontana. Pio XI donò i due rubini e ventidue brillanti. Il globo che il Bambino regge nelle mani è di lapislazzolo ed è dono dello stesso pontefice, come lo sono i lapislazzoli che ornano la nicchia della statua  nella Santa Casa. 
Pio XI incoronò la nuova statua nella Cappella Sistina e la inviò a Loreto, accompagnata dal cardinale Pietro Gasparri, attraverso l’Alto Lazio, l’Umbria e le Marche.
E’ una statua, come la precedente, eminentemente cristologica. Protagonista, infatti, è il Bambino, che con la mano destra benedice e con la sinistra tiene il globo terraqueo (oikoumenicòn)  del Salvator mundi (Salvatore del mondo). Poggia i piedi sulla vistosa piega del manto della Vergine, simbolo del suo grembo materno. E’ lei che presenta il Figlio all’adorazione dei fedeli, ricordando che Lui solo è il Salvatore. E’ la Madre che accoglie  e porta i figli al Figlio nella sua Casa nazaretana, venerata a Loreto.
 
 

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