Il 20 ottobre 2025, presso il Senato della Repubblica, si è svolto l’incontro dal titolo “Giovani e Oratori. La vita oltre i social”.
All’iniziativa — promossa dalla Senatrice Maria Stella Gelmini — è intervenuto don Riccardo Pincerato, direttore del Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile della CEI. L’incontro si è svolto alla presenza di senatrici, senatori e rappresentanti istituzionali, in un dialogo aperto sul ruolo educativo e sociale degli oratori nel nostro Paese.
Nel suo intervento, don Riccardo ha sottolineato come l’oratorio rappresenti, ancora oggi, una infrastruttura educativa di prossimità, un luogo dove i giovani trovano relazioni affidabili, opportunità educative e partecipazione civica. Non sostituisce la scuola o i servizi pubblici — ha precisato — ma collabora con essi per il bene delle nuove generazioni.
Ampio spazio è stato dedicato alla riflessione sul rapporto tra giovani e mondo digitale.
Don Riccardo ha evidenziato i rischi legati all’iperstimolazione sensoriale dovuta all’uso costante della tecnologia e dei social: “L’iperstimolazione appiattisce lo spazio del pensiero e sposta le vite nel virtuale, dove non si fa più esperienza del mondo concreto”.
Da qui l’urgenza, per gli adulti e le comunità educative, di offrire ai ragazzi spazi di pensiero critico e di sperimentazione nel reale, aiutandoli a recuperare il senso della presenza e delle relazioni autentiche.
Nella parte centrale del suo intervento, don Riccardo ha descritto l’oratorio come un bene pubblico di interesse sociale, riconosciuto anche dalla Legge 206/2003, che merita di essere sostenuto attraverso politiche stabili e coprogettazione integrata tra parrocchie, enti locali e scuole.
L’oratorio — ha ricordato — genera relazioni e fiducia, promuove crescita integrale e benessere, favorisce cittadinanza attiva e coesione sociale. È un contesto che previene il disagio e aiuta i ragazzi a sviluppare competenze di vita, mettendoli in condizione di “osare” e di non sentirsi soli.
Don Riccardo ha infine rivolto un appello a sostenere gli oratori non solo come luoghi di aggregazione, ma come presidi educativi e civici, capaci di “aiutare gli oratori a uscire dal proprio disagio educativo, per accompagnare i giovani a vivere la vita oltre i social”.