SERVIZIO NAZIONALE PER LA PASTORALE GIOVANILE
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Padri della Chiesa

Ecco una raccolta di testi dei Padri della Chiesa: Ecco concepirai e darai alla luce un figlio - “L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea chiamata Nazaret, a una vergine, sposa di un uomo chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria”(Lc 1,26-27). Quello ch’è detto della casa di Davide si riferisce […]
11 marzo 2015

Ecco una raccolta di testi dei Padri della Chiesa:

Ecco concepirai e darai alla luce un figlio -
“L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea chiamata Nazaret, a una vergine, sposa di un uomo chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria”(Lc 1,26-27). Quello ch’è detto della casa di Davide si riferisce non solo a Giuseppe, ma anche a Maria, perché secondo la Legge ognuno doveva scegliere la moglie nella propria tribù o famiglia, come attesta anche l’Apostolo, scrivendo a Timoteo: “Ricordati che Gesù Cristo, della stirpe di Davide, è risuscitato dai morti, secondo il mio vangelo” (2 Tm 2,8). Perciò il Signore appartiene davvero alla discendenza di Davide, perché la sua vergine Madre ebbe origine realmente dalla stirpe di Davide.
Entrato da lei l’angelo disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato figlio dell’Altissimo; il Signore gli darà il trono di Davide suo padre” (Lc 1,30-32).
Il Signore diede al nostro Redentore il trono di Davide suo padre quando dispose la sua incarnazione dalla discendenza davidica, perché conducesse al regno eterno con la grazia spirituale il popolo che Davide aveva governato con un potere temporale.
“E regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe” (Lc 1,33). Casa di Giacobbe può dirsi tutta la Chiesa, che per la fede e l’adesione a Cristo partecipa alla sorte dei patriarchi, tanto nei discendenti dalla loro stirpe, che in coloro i quali, provenendo da altre nazioni, col battesimo sono rinati in Cristo. In questa casa egli regnerà per sempre, “e il suo regno non avrà fine” (Lc 1,33). Egli vi regna nella vita presente, perché regge il cuore degli eletti abitando in essi con la fede e col suo amore, e li guida con una protezione continua a meritare i doni del premio eterno. E vi regna nella vita futura, quando, al termine del loro esilio temporale, li introduce nella patria celeste, ove, avvinti dalla visione della sua continua presenza, sono felici di non fare nient’altro che dedicarsi a lui nella lode.
 San Beda il Venerabile (VIII secolo)

«Avvenga di me quello che hai detto»
Ascoltiamo tutti la risposta di colei che fu scelta per essere la Madre di Dio, pur senza perdere la sua umiltà : « Eccomi sono la serva del Signore. Avvenga di me quello che hai detto »… Con queste parole, Maria esprime quanto sia vivace il suo desiderio, invece di domandarne la realizzazione come se fosse stata dubbiosa. Tuttavia, nulla impedisce di vedere una preghiera in questo « fiat », in questo « avvenga di me ». Infatti… Dio vuole che gli chiediamo anche le cose che ci promette. È senza dubbio il motivo per cui ci promette prima le cose che ha deciso di donarci : la promessa sveglia la pietà, e la preghiera ci fa meritare ciò che stavamo per ricevere gratuitamente.
Questo ha capito la Vergine, che unisce il merito della preghiera al dono della promessa gratuita : « Avvenga di me quello che hai detto. La Parola eterna faccia di me quello che la tua parola ha detto oggi. La Parola che era presso Dio fin dal principio, si faccia carne nella mia carne secondo la tua parola… Questa Parola non sia soltanto percepibile ai miei orecchi, ma pure visibile ai miei occhi, palpabile alle mie mani, e che io possa portarla fra le braccia. Che non sia questa, una parola scritta e muta, ma la Parola incarnata e viva ; non questi segni inerti tracciati su una pergamena essiccata, ma una Parola a forma umana, impressa nelle mie viscere… « Dio aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti » (Eb 1,1) ; la sua parola è stata data loro per essere ascoltata, proclamata, messa in pratica… Per parte mia, chiedo che sia messa nelle mie viscere… Chiamo la Parola invocata in me nel silenzio, incarnata in una persona, corporalmente unita alla carne… Essa si realizzi in me per il mondo intero. »
 Dalle Omelie in lode della Vergine Madre di San Bernardo abate (4,11)

Colui che è nato una volta da Maria nasce in noi ogni giorno 
“La verità germoglierà sulla terra”: è il Salvatore. “La giustizia si affaccerà dal cielo”. La giustizia è ancora il Salvatore. Come è germogliata dalla terra? E come si è affacciata dal cielo?
E’ germogliata dalla terra, nascendo come uomo; si è affacciata dal cielo, perché Dio è sempre nei cieli. Cioè: è nato, sì, dalla terra, ma colui che è nato dalla terra è sempre in cielo. E’ apparso sulla terra senza lasciare il cielo: perché Dio è dovunque.
Si è affacciato: mentre noi peccavamo egli distoglieva da noi il suo sguardo. Quello che dice è vero. E’ giusto che il vasaio ami le sue opere, e che il pastore abbia compassione del suo gregge. Noi siamo il suo popolo, siamo le sue creature. Per questo egli è germogliato dalla terra e si è affacciato dal cielo: per adempiere ogni giustizia, e aver compassione dell’opera sua. E perché sappiate che giustizia non vuol dire crudeltà ma misericordia, ascoltate ancora: “Il Signore elargirà il suo bene” (Sal 84,13). Per questo egli si affaccerà dal cielo: per usare misericordia alle sue creature.
“E la nostra terra darà il suo frutto” (Sal 84,13). Qui si parla di quanto avverrà. Non disperate per il fatto che una sola volta egli è nato da Maria: ogni giorno egli nasce in noi.
“La nostra terra darà il suo frutto”. Anche noi possiamo generare Cristo, se vogliamo. “E la nostra terra darà il suo frutto”, col quale si possa fare quel pane celeste di cui si è detto: “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo” (Gv 6,51).
San Girolamo (IV-V secolo)

Dalle "Omelie sulla Madonna" 
Hai udito, Vergine, che concepirai e partorirai un figlio; hai udito che questo avverrà non per opera di un uomo, ma per opera dello Spirito santo. L'angelo aspetta la risposta; deve fare ritorno a Dio che l'ha inviato. Aspettiamo, o Signora, una parola di compassione anche noi, noi oppressi miseramente da una sentenza di dannazione. Ecco che ti viene offerto il prezzo della nostra salvezza: se tu acconsenti, saremo subito liberati. Noi tutti fummo creati nel Verbo eterno di Dio, ma ora siamo soggetti alla morte: per la tua breve risposta dobbiamo essere rinnovati e richiamati in vita. Te ne supplica in pianto, Vergine pia, Adamo esule dal paradiso con la sua misera discendenza; te ne supplicano Abramo e David; te ne supplicano insistentemente i santi patriarchi che sono i tuoi antenati, i quali abitano anch'essi nella regione tenebrosa della morte. Tutto il mondo è in attesa, prostrato alle tue ginocchia: dalla tua bocca dipende la consolazione dei miseri, la redenzione dei prigionieri, la liberazione dei condannati, la salvezza di tutti i figli di Adamo, di tutto il genere umano. O Vergine, da' presto la risposta. Rispondi sollecitamente all'angelo, anzi, attraverso l'angelo, al Signore. Rispondi la tua parola e accogli la Parola divina, emetti la parola che passa e ricevi la Parola eterna. Perché tardi? perché temi? Credi all'opera del Signore, da' il tuo assenso ad essa, accoglila. Nella tua umiltà prendi audacia, nella tua verecondia prendi coraggio. In nessun modo devi ora, nella tua semplicità verginale, dimenticare la prudenza; ma in questa sola cosa, o Vergine prudente, non devi temere la presunzione. Perché, se nel silenzio è gradita la modestia, ora è piuttosto necessaria la pietà nella parola. Apri, Vergine beata, il cuore alla fede, le labbra all'assenso, il grembo al Creatore. Ecco che colui al quale è volto il desiderio di tutte le genti batte fuori alla porta. Non sia, che mentre tu sei titubante, egli passi oltre e tu debba, dolente, ricominciare a cercare colui che ami. Levati su, corri, apri! Levati con la fede, corri con la devozione, apri con il tuo assenso. "Eccomi", dice, "sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto" (Lc 1, 38).
San Bernardo, abate

Il profeta annunziò Dio con noi
Sta scritto: “Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele” (Is 7,14). L’angelo Gabriele, rivelando il mistero alla santa Vergine, Madre di Dio, le dice: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù, (Lc 1,30-31). Egli salverà il suo popolo dai suoi peccati” (Mt 1,21).
Forse qui l’angelo e il profeta dissero cose fra loro contrastanti? No. Il profeta di Dio, parlando in ispirito del mistero, preannunziò Dio-con-noi, chiamandolo con un nome che indica la natura divina misteriosamente unita all’umana. L’angelo invece rivela il nome che designa l’opera e la missione di lui: egli salva il suo popolo, e per questo è chiamato Salvatore.
Nel momento in cui egli si sottopose per noi a questa nascita umana, una moltitudine di angeli annunziò ai pastori il suo fausto e felice evento: “Non temete: ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore” (Lc 2,10-11). E’ chiamato Emmanuele perché si è fatto per natura Dio-con-noi, cioè uomo; e Gesù, perché deve salvare il mondo, lui, Dio steso fatto uomo.
San Cirillo d’Alessandria (IV secolo)

Dal "Commento su san Luca"
L'angelo, che annunziava il mistero, volle garantirne la veridicità con una prova e annunziò alla vergine Maria la maternità di una donna vecchia e sterile, per dimostrare così che a Dio è possibile tutto ciò che vuole. Appena Maria ebbe udito ciò, si avviò in fretta verso la montagna, non perché fosse incredula della profezia o incerta dell'annunzio o dubitasse della prova, ma perché era lieta della promessa e desiderosa di compiere devotamente un servizio, con lo slancio che le veniva dall'intima gioia. Dove ormai, ricolma di Dio, poteva affrettarsi ad andare se non verso l'alto? La grazia dello Spirito Santo non comporta lentezze. Subito si fanno sentire i benefici della venuta di Maria e della presenza del Signore. Infatti appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, esultò il bambino nel seno di lei, ed ella fu ricolma di Spirito Santo (cfr. Lc 1, 41). Si deve fare attenzione alla scelta delle singole parole e al loro significato. Elisabetta udì per prima la voce, ma Giovanni percepì per primo la grazia; essa udì secondo l'ordine della natura, egli esultò in virtù del mistero; essa sentì l'arrivo di Maria, egli del Signore; la donna l'arrivo della donna, il bambino l'arrivo del bambino. Esse parlano delle grazie ricevute, essi nel seno delle loro madri realizzano la grazia e il mistero della misericordia a profitto delle madri stesse: e queste per un duplice miracolo profetizzano sotto l'ispirazione dei figli che portano. Del figlio si dice che esultò, della madre che fu ricolma di Spirito Santo. Non fu prima la madre a essere ricolma dello Spirito, ma fu il figlio, ripieno di Spirito Santo, a ricolmare anche la madre. Esultò Giovanni, esultò anche lo spirito di Maria. Ma mentre di Elisabetta si dice che fu ricolma di Spirito santo allorché Giovanni esultò, di Maria, che già era ricolma di Spirito santo, si dice che allora il suo spirito esultò. Colui che è incomprensibile, operava in modo incomprensibile nella madre. L'una, Elisabetta, fu ripiena di Spirito Santo dopo la concezione, Maria invece prima della concezione. Beata disse tu che hai creduto (cfr. Lc 1, 45). Ma beati anche voi che avete udito e creduto: ogni anima che crede concepisce e genera il Verbo di Dio e riconosce le sue opere. Sia in ciascuno l'anima di Maria per magnificare il Signore; sia in ciascuno lo spirito di Maria per esultare in Dio. Se c'è una sola madre di Cristo secondo la carne, secondo la fede, invece, Cristo è il frutto di tutti, poiché ogni anima riceve il Verbo di Dio, purché, immacolata e immune da vizi, custodisca la castità con intemerato pudore. Ogni anima, che potrà mantenersi così, magnifica il Signore come magnificò il Signore l'anima di Maria, e il suo spirito esultò in Dio salvatore. Come avete potuto leggere anche altrove: Magnificate il Signore con me (cfr. Salmo 33, 4), il Signore è magnificato non perché la parola umana possa aggiungere qualcosa alla grandezza del Signore, ma perché egli viene magnificato in noi. Cristo è l'immagine di Dio: perciò l'anima che compie opere giuste e pie magnifica l'immagine di Dio a somiglianza della quale è stata creata, e mentre la magnifica, partecipa in certo modo alla sua grandezza e si eleva.
 Sant'Ambrogio, Vescovo (2, 19. 22-23. 26-27)

Magnificare il Signore e, in lui, trasalire di gioia 
L'angelo che annunziava un mistero disse alla Vergine Maria, per aiutarla a credere per mezzo di un segno, che una donna anziana e sterile stava per diventare madre, mostrando in questo modo 'che Dio può tutto ciò che vuole. Maria, appena udito questo, non già perché non credesse alla profezia, o fosse incerta sull'autorità di chi l'aveva fatta, o dubitasse della prova addotta, ma, come portata dal desiderio, tutta slancio e dedizione, nella sollecitudine che scaturisce dalla gioia, si diresse verso la regione montana. Poteva dunque non correre verso l'alto, Maria, piena ormai di Dio? La grazia dello Spirito Santo non sopporta gli indugi di una preparazione laboriosa...
E subito si manifestano i benefici dell'arrivo della Vergine e della presenza del Signore. Perché, appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le esultò nel seno ed ella fu ricolma di Spirito Santo (Gc. 1, 41). Notiamo la scelta appropriata di ogni parola. Elisabetta per prima udì la voce, ma fu Giovanni a percepire subito la grazia. La madre intese secondo l'ordine della natura, il figlio esultò in virtù del mistero. L'una riconobbe l'arrivo di Maria, l'altro quello del Signore; la donna avvertì la venuta della donna; il piccolo sentì giungere il piccolo. Elisabetta e Maria magnificano la grazia e i due figli operano dal di dentro, dando inizio ad un mistero di misericordia a vantaggio delle loro madri. E queste, con un doppio miracolo, profetizzano sotto l'ispirazione dei loro figlioli. Il bambino esultò e la madre fu ripiena di Spirito Santo. La madre però non fu ripiena prima del figlio, ma anzi, essendo il figlio pieno di Spirito Santo, ne colmò anche la madre. Giovanni ha esultato e ha esultato anche lo spirito di Maria. E, all'esultanza di Giovanni, Elisabetta è ripiena di Spirito Santo... Beata tu che hai creduto (Lc. 1, 45). Ma anche voi siete beati, perché avete udito e creduto. Ogni anima che crede, concepisce e genera la parola di Dio, riconoscendone le opere. Che in ciascuno di voi ci sia l'anima di Maria, per glorificare il Signore; ci sia lo spirito di Maria per trasalire di gioia in Dio. Se una sola è madre di Cristo secondo la carne, secondo la fede invece Cristo è generato da tutti. Ogni anima infatti riceve il Verbo di Dio in sè, purché, senza macchia né colpa, sappia conservare coraggiosamente la propria castità. Perciò chiunque sa comportarsi così, magnifica il Signore come l'anima di Maria lo ha magnificato, mentre il suo spirito esultava in Dio suo salvatore. E il Signore viene glorificato, come si legge in un altro passo: Magnificate il Signore con me (Sal. 33, 4). Non nel senso che la parola umana possa aggiungere qualcosa alla gloria del Signore, ma perché egli viene magnificato in noi. Infatti l'immagine di Dio è Cristo (cfr. 2 Cor. 4, 4; Col. 1, 15) e quindi l'anima che vive rettamente e compie il bene, magnifica questa immagine di Dio, a somiglianza della quale è stata creata. E nel magnificarla si sublima, partecipando in qualche modo alla sua grandezza.
Sant'Ambrogio

Magnificat - Dal «Commento su san Luca»
«Maria disse: L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore» (Lc 1, 46). Dice: il Signore mi ha innalzato con un dono così grande e così inaudito che non è possibile esprimerlo con nessun linguaggio: a stento lo può comprendere il cuore nel profondo. Levo quindi un inno di ringraziamento con tutte le forze della mia anima e mi do, con tutto quello che vivo e sento e comprendo, alla contemplazione della grandezza senza fine di Dio, poiché il mio spirito si allieta della eterna divinità di quel medesimo Gesù, cioè del Salvatore, di cui il mio seno è reso fecondo con una concezione temporale.
Perché ha fatto in me cose grandi l'Onnipotente, e santo è il suo nome (cfr. Lc 1, 49). Si ripensi all'inizio del cantico dove è detto: «L'anima mia magnifica il Signore». Davvero solo quell'anima a cui il Signore si è degnato di fare grandi cose può magnificarlo con lode degna ed esortare quanti sono partecipi della medesima promessa e del medesimo disegno di salvezza: Magnificate con me il Signore, esaltiamo insieme il suo nome (cfr. Sal 33, 4). Chi trascurerà di magnificare, per quanto sta in lui, il Signore che ha conosciuto e di santificare il nome, «sarà considerato il minimo nel regno dei cieli» (Mt 5, 19).
Il suo nome poi è detto santo perché con il fastigio della sua singolare potenza trascende ogni creatura ed è di gran lunga al di là di tutto quello che ha fatto.
«Ha soccorso Israele suo servo, ricordandosi della sua misericordia» (Lc 1, 54). Assai bene dice Israele servo del Signore, cioè ubbidiente e umile, perché da lui fu accolto per essere salvato, secondo quanto dice Osea: Israele è mio servo e io l'ho amato (cfr. Os 11, 1). Colui infatti che disdegna di umiliarsi non può certo essere salvato né dire con il profeta: «Ecco, Dio è il mio aiuto, il Signore mi sostiene» (Sal 53, 6) e: «Chiunque diventerà piccolo come un bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli» (cfr. Mt 18, 4).
«Come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre» (Lc 1, 55). Si intende la discendenza spirituale, non carnale, di Abramo; sono compresi, cioè, non solo i generati secondo la carne, ma anche coloro che hanno seguito le orme della sua fede, sia nella circoncisione sia nell'incirconcisione. Anche lui credette quando non era circonciso, e gli fu ascritto a giustizia. La venuta del Salvatore fu promessa ad Abramo e alla sua discendenza, cioè ai figli della promessa, ai quali è detto: «Se appartenete a Cristo, allora siete discendenza di Abramo, eredi secondo la promessa» (Gal 3, 29). E' da rivelare poi che le madri, quella del Signore e quella di Giovanni, prevengono profetando la nascita dei figli: e questo è bene perché come il peccato ebbe inizio da una donna, così da donne comincino anche i benefici, e come il mondo ebbe la morte per l'inganno di una donna, così da due donne, che a gara profetizzano, gli sia restituita la vita.
San Beda il Venerabile, sacerdote (1, 46-55)

Omelie sull'Annunciazione
Alla Vergine apparve Gabriele, ministro del mistero della venuta del re e proclamò: Rallegrati, piena di grazia! Il Signore è con te! (Lc 1,28). Per mezzo tuo egli libera tutto il genere umano dalla sua antica sventura e dalla sua maledizione. Per questo anche David, antenato di Dio, quando prende la sua cetra spirituale, sembra danzare di gioia nella sua anima al vedere le nozze della sua figlia e, facendo scorrere le dita profetiche sulle corde inneggianti, intona un dolce inno, degno della stanza nuziale della Vergine e apportatore di salvezza al mondo intero: Ascolta, figlia, guarda e porgi l'orecchio. Dimentica la casa di tuo padre, perché il re si è innamorato della tua bellezza. E' lui il tuo Signore (Sal 44[45],11-12), e il Signore di tutti noi. E noi lo celebriamo insieme a tutta la creazione con ogni venerazione come nostro comune Signore e creatore di ogni cosa. Ascolta, figlia, e porgi l'orecchio al messaggio di Gabriele, perché a causa di questo messaggio e del lieto annuncio che ti viene portato, noi abbiamo cancellato, come si cancella una parola amara con un dolce discorso, il veleno della disobbedienza, quel veleno che l'astuto serpente aveva versato nelle orecchie di Eva, rendendone partecipe l'intera umanità, e così ora siamo in grado di sottometterci e di obbedire solo ai comandamenti del nostro creatore. Ascolta, figlia, e accogli nell'obbedienza l'annuncio del concepimento, perché il Verbo consustanziale e coeterno al Padre, senza abbandonare la propria essenza e senza trasformarsi in pura carne, cosa che sarebbe stata dannosa per gli uomini, ma conservando tutti gli elementi non mescolati, e tuttavia indivisibilmente uniti in un modo che si addice Dio, ha scelto di abitare dentro di te in vista della nostra salvezza e della sua misericordia apre i tabernacoli del cielo perché possiamo dimorare in essi.
Fozio

Omelia sull'Annunciazione
[Maria] andò con sollecitudine da Elisabetta per ammirare il grande prodigio del nuovo concepimento. Maria prestò fede a quanto le aveva detto l'angelo veritiero e mirabilmente accolse la concezione come cosa vera. Andò a vedere l'anziana, già avanti negli anni e anch'essa incinta, perché ritenne vere le parole udite dall'angelo. La giovane e l'anziana, come è detto, si videro: il mattino e la sera si incontrarono e si abbracciarono (cf. Lc 1,40). Maria è il mattino e porta il sole di giustizia (cf. Mi 3,20); Elisabetta, invece, è la sera che porta la stella luminosa (cf. Gv Venne il mattino e salutò la sera sua compagna, e la sera si commosse al vedersi abbracciare dal mattino. La Vergine ragazza era prudente e umile e come madre onorò l'anziana quando questa l'accolse. Ma poiché la stella non poteva accogliere il sole, al suo apparire sussultò e affrettandosi cominciò a esultare (cf. Lc 1,41-44). La luce del mattino si incontrò con l'oscurità della sera e la scosse, e questa non poteva sopportare i suoi raggi. La giovane parlò, e il figlio dell'anziana si commosse e stupì, e il Verbo scosse la voce perché si manifestasse. Il figlio della Vergine, l'antico di giorni (cf. Dn 7,9) e l'antico di secoli, tra i leviti, iniziò a compiere una nuova opera: unse di Spirito santo il fanciullo nel seno di sua madre, e, prima che nascesse, gli diede il battesimo nel seno. Il saluto di Maria fu pronunciato alle orecchie dell'anziana e lo Spirito santo penétrò l'anima del fanciullo. Così infatti aveva annunciato l'angelo: Il bambino sarà ripieno di Spirito santo fin dal seno di sua madre (Lc 1,15). E il Figlio di Dio prendendo da sé lo Spirito santo diede lo Spirito all'araldo mentre era ancora dentro sua madre. Il saluto di Maria fece lì ufficio di sacerdote, Elisabetta invece fu il vaso del battesimo.
Giacomo di Sarug

Omelia per la festa dell'Assunzione della beata Maria 208,7
Questo deve essere il nostro desiderio: che la nostra anima magnifichi il Signore ogni singola cosa, concepisca la Parola di Dio, lo generi e lo nutra, ricordi il santo scambio della nostra salvezza e il modo in cui è stata salvata dalla sua iniquità senza averlo meritato ed è stata redenta dal sangue di Cristo per sola e gratuita bontà di Dio. Dica: L'anima mia magnifica il Signore (Lc 1,46). Il vangelo dice: Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito (Gv 3,16), e l'Apostolo: Egli non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per noi tutti (Rm 8,32). O manifestazione di straordinario amore! Inestimabile, ardente carità! Chi non resta stupito dinanzi alla ricchezza di tanto amore? Chi mai avrebbe potuto sperare che egli, nato da Dio prima dei secoli, sarebbe nato per gli uomini nel tempo e divenuto uomo da una donna? Perciò l'Apostolo ha scritto: Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per redimere coloro che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l'adozione a figli (Gal 4,45). Chi, dico, avrebbe potuto pensare che colui che porta il mondo sarebbe stato portato dalle braccia di una donna? Che colui che è il pane degli angeli (cf. Sal 77 [78],25) sarebbe stato nutrito? Che la potenza dei cieli sarebbe divenuta debole? Che la vita di tutti sarebbe morta? Perciò in tutte queste cose l'anima di Maria magnifichi il Signore e lo magnifichi anche la nostra. Restiamo ammirati, rallegriamoci, amiamo, lodiamo, adoriamo, rendiamogli grazie, perché per la stessa morte del nostro Redentore siamo stati chiamati dalle tenebre alla luce, dalla morte alla vita, dalla corruzione all’incorruttibilità, dall’esilio alla patria, dal pianto alla gioia, dalla terra al cielo.
Ambrogio Autperto

Sermone 72/A, 7 
"Ecco, fratelli miei, ponete attenzione, ve ne scongiuro, a ciò che dice Cristo Signore stendendo la mano verso i suoi discepoli: Sono questi mia madre e i miei fratelli. E se uno farà la volontà del Padre mio che mi ha inviato, egli è mio fratello, mia sorella e mia madre (Mt 12,49-50). Non fece forse la volontà del Padre la vergine Maria, la quale per la fede credette, per la fede concepì, fu scelta perché da lei la salvezza nascesse per noi tra gli uomini, e fu creata da Cristo prima che Cristo fosse creato nel suo seno? Santa Maria fece la volontà del Padre e la fece interamente; e perciò vale di più per Maria essere stata discepola di Cristo anziché madre di Cristo; vale di più, è una prerogativa felice essere stata discepola anziché madre di Cristo. Maria era felice poiché, prima di darlo alla luce, portò nel ventre il Maestro. Vedi se non è come dico. Mentre il Signore passava seguito dalle folle e compiva miracoli propri di Dio, una donna esclamò: Beato il ventre che ti ha portato! (Lc 11,27). Il Signore però, perché non si cercasse la felicità nella carne, che cosa rispose? Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica (Lc 11,28). È per questo dunque che anche Maria fu beata, poiché ascoltò la parola di Dio e la mise in pratica. Custodì la verità nella mente più che la carne nel ventre. La verità è Cristo, la carne è Cristo: Cristo verità nella mente di Maria, Cristo carne nel ventre di Maria; vale più ciò che è nella mente anziché ciò che si porta nel ventre. Santa è Maria, beata è Maria, ma più importante è la Chiesa che non la vergine Maria. Perché? Maria è una parte della Chiesa, un membro santo, eccellente, superiore a tutti gli altri, ma tuttavia un membro di tutto il corpo. Se è un membro di tutto il corpo, senza dubbio più importante di un membro è il corpo. Il capo è il Signore, e capo e corpo formano il Cristo totale. Che dire? Abbiamo un capo divino, abbiamo Dio per capo." 
Sant' Agostino
 

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