C’è una frase semplice, quasi disarmante, che può aiutarci a entrare nel cuore della Pasqua: «La cosa importante per me non è sapere che Dio esista. È sapere che Dio mi ami.»
In queste parole, nate dalla condivisione sincera di un giovane, si condensa un passaggio decisivo della fede. Non si tratta anzitutto di dimostrare qualcosa, né di trasmettere un’idea o una dottrina. Si tratta di riconoscere e testimoniare una certezza: Dio ama. E la Pasqua è il momento in cui questo amore non viene spiegato, ma mostrato.
La croce, il silenzio del sabato, la luce della tomba vuota: tutto parla di un Dio che non resta distante, ma entra nella vita umana fino in fondo. Un Dio che chiama per nome, che si lascia incontrare, che continua a cercare ogni uomo e ogni donna, anche quando è difficile credere di essere amati.
Questa certezza prende forma ogni giorno nelle nostre comunità. Si vede negli educatori che aprono le porte degli oratori senza sapere chi arriverà. Nei responsabili che tengono insieme relazioni, percorsi e speranze spesso invisibili. Negli animatori, giovani tra i giovani, che imparano a prendersi cura mentre stanno ancora cercando la propria strada. Nei consacrati che abitano con fedeltà luoghi di confine.
Tutti loro, in modi diversi, fanno la stessa cosa: non dimostrano che Dio esiste, ma rendono visibile il suo amore.
Anche le grandi esperienze ecclesiali che abbiamo vissuto – come il recente Giubileo – continuano a portare frutto nel tempo. Non sono eventi che si esauriscono, ma semi che crescono nella quotidianità: nel “giovedì sera” degli incontri in oratorio, nella domenica vissuta in parrocchia, nella trama ordinaria delle relazioni. È lì che si verifica davvero ciò che abbiamo celebrato.
In questo cammino condiviso, guardiamo anche ai prossimi appuntamenti come occasioni preziose per ritrovarci, confrontarci e continuare a costruire una pastorale che sappia stare accanto ai giovani, prima ancora di indicare loro una direzione. Una pastorale fatta di presenza, ascolto e fiducia.
In questa Pasqua, come Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile, desideriamo raggiungervi così: con un augurio che nasce dalla vita condivisa, dall’ascolto dei giovani e dalla passione per il Vangelo.
A ciascuno di voi — educatori, animatori, consacrati, famiglie e comunità — auguriamo di fare esperienza viva di questo amore che precede, accompagna e rinnova. Un amore che non si dimostra a parole, ma si riconosce nei gesti, nella cura, nella fedeltà quotidiana.
Che la luce della Pasqua possa raggiungere le vostre storie, sostenere i vostri passi e riempire di speranza il servizio che vivete ogni giorno accanto alle nuove generazioni.
Buona Pasqua dal Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile!