SERVIZIO NAZIONALE PER LA PASTORALE GIOVANILE
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Teologi

Ecco le riflessioni di alcuni teologi sul tema mariano: Luciano Manicardi La storia della rivelazione è anche storia del luogo di dimora che Dio cerca tra gli uomini. In questa ricerca Dio sceglie ciò che è piccolo, ciò che è povero, ciò che non si impone: la piccola borgata di Betlemme è il luogo designato […]
11 marzo 2015

Ecco le riflessioni di alcuni teologi sul tema mariano:

Luciano Manicardi
La storia della rivelazione è anche storia del luogo di dimora che Dio cerca tra gli uomini. In questa ricerca Dio sceglie ciò che è piccolo, ciò che è povero, ciò che non si impone: la piccola borgata di Betlemme è il luogo designato per la manifestazione del Messia (Michea); il grembo della vergine di Nazaret, Maria, diviene luogo di dimora del Signore (Luca); il corpo umano è il luogo definitivo di abitazione di Dio tra gli uomini (Ebrei). I riferimenti al corpo della partoriente (Michea), ai corpi delle due donne incinte che si incontrano (Luca), al corpo che Dio prepara per il Cristo (Ebrei) offrono la possibilità di una riflessione, pienamente in contesto con l’incarnazione, sul corpo come luogo spirituale, come sacramento della presenza di Dio tra gli uomini. Il mistero dell’incarnazione non è riducibile all’evento puntuale della nascita. Come ogni uomo, Gesù è portato nel seno di una donna, abita per nove mesi nel grembo di Maria e tale grembo è sua casa, suo cibo, sua vita. Il venire al mondo è anzitutto l’esserci nel corpo di un altro: per Gesù (come per ogni umano) il corpo di una donna è il suo primo mondo. Noi avveniamo nel corpo di una donna.
Il testo evangelico è anzitutto celebrazione dell’accoglienza: Elisabetta riconosce in Maria colei che ha accolto la Parola di Dio credendo al suo compimento (v. 45); Maria canta Dio come Colui che l’ha accolta nella sua piccolezza rivolgendole uno sguardo di amore e di elezione (v. 48); nella visitazione, Maria ed Elisabetta si accolgono reciprocamente riconoscendo ciascuna l’azione che Dio ha compiuto nell’altra: la sterile è rimasta incinta e la vergine ha concepito per opera dello Spirito santo. E dietro all’anziana Elisabetta resa feconda vi è anche l’accoglienza delle preghiere di Zaccaria, suo marito, da parte di Dio (cf. Lc 1,13). Il mistero della fecondità è un mistero di accoglienza.
La vita che Maria ha accolto nel proprio grembo diviene inabitazione di Cristo in lei. Questo mistero di maternità ha una valenza spirituale. La preparazione della via del Signore, così importante in Avvento, si declina come preparazione del proprio corpo e del proprio cuore all’inabitazione del Signore grazie all’ascolto della Parola di Dio. Maria è figura del credente che genera in sé il Cristo grazie all’ascolto di tale Parola. Agostino ha potuto scrivere che Maria concepì il Figlio di Dio “nello spirito prima che nel corpo” (Discorso 215,1). E Gesù dirà: “Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica” (Lc 8,21).
Maria appare anche figura di colei che, nel suo viaggio verso Elisabetta, porta il Cristo: egli è come una parte di lei in quanto Maria lo porta in sé. Come ogni donna incinta vede riplasmato il proprio corpo dalla presenza di una creatura nel proprio ventre, così la presenza di Cristo riplasma e ri-forma la chiesa che se ne fa testimone, sacramento e narrazione nella propria vita. Il viaggio di Maria appare così con una valenza evangelizzatrice e missionaria.
L’incontro tra le due donne è contrassegnato dal saluto. Esperienza universale, quotidiana e, proprio per questo, spesso banalizzata. Eppure il saluto è legato all’epifania del volto dell’altro ed è già benedizione, augurio di pace (shalom), invito alla gioia (chaîre, “rallegrati”), manifestazione di gioia per l’apparire dell’altro. Recuperare il senso del saluto è un elemento importante della necessaria riscrittura della grammatica delle relazioni quotidiane.
L’incontro delle due madri è anche profezia dell’incontro che avverrà tra i due figli: Giovanni il Battista e Gesù. Attraverso le madri che comunicano tra di loro ma anche con i figli che portano in grembo (Elisabetta sente che il suo bambino ha esultato di gioia al saluto di Maria) già si prepara il terreno a quell’incontro così denso che legherà il Precursore al Veniente. E sia in Giovanni che in Gesù, una volta adulti, si potranno riconoscere le tracce dell’incontro che le due madri fecero un tempo. Perché il passato non è mai solo dietro, ma sempre anche dentro di noi.
 
Enzo Bianchi
Siamo giunti alla quarta domenica di Avvento ed è ormai imminente la memoria della venuta del Signore Gesù nella carne, pegno della sua Venuta nella gloria. Dopo la contemplazione del Veniente alla fine dei tempi e del Veniente annunciato da Giovanni il Battezzatore, oggi la liturgia ci propone di meditare sull’episodio della visitazione di Maria a Elisabetta: il Messia Gesù, ancora nel grembo di Maria, trasfigura l’incontro tra due donne, e la sua sola presenza è causa di gioia e benedizione, nonché di un misterioso riconoscimento da parte di tutta la profezia riassunta in Giovanni, il figlio di Elisabetta.
Maria ha appena ricevuto dall’angelo l’annuncio della sua straordinaria maternità – «Lo Spirito santo scenderà su di te … colui che nascerà sarà Santo e chiamato Figlio di Dio» (Lc 1,35) – e ha obbedito prontamente alla chiamata di Dio, pronunciando il suo: «Eccomi!». Subito la giovane vergine di Nazaret, ormai divenuta Arca dell’alleanza in quanto Dimora del Signore (cf. Es 40,35), si reca verso la montagna della Giudea, per andare a trovare la cugina Elisabetta: essa, pur sterile, è al sesto mese di gravidanza, grazie all’azione dello Spirito di Dio (cf. Lc 1,13-15), cioè alla sua misericordia cui nulla è impossibile (cf. Lc 1,37)… Il viaggio di Maria avviene «in fretta», è contrassegnato dall’urgenza escatologica di chi porta in sé il Messia e desidera condividere questo dono inestimabile; il suo è un viaggio missionario, o meglio un viaggio di carità che diventa missionario: essa va mossa dall’amore, per mostrare concretamente la sua vicinanza all’anziana parente, e finisce per portare Cristo…
«Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo ed essa fu piena di Spirito santo». Con il solo suono della sua voce Maria provoca la gioia messianica annunciata dai profeti (cf. Sof 3,14-17; Zc 2,14-17), che in Giovanni il Battezzatore esultano e danzano: la lunga attesa di Israele trova finalmente compimento, e a quel «resto di Israele» umile e povero che confida solo in Dio è dato di contemplare la venuta del Messia di pace e di giustizia. Maria è inoltre il tramite della discesa dello Spirito, e grazie a lei si compie la promessa rivolta dall’angelo a Zaccaria: «Giovanni sarà pieno di Spirito santo fin dal seno di sua madre» (Lc 1,15). Il Precursore, colui che «camminerà davanti al Signore» (cf. Lc 1,17), già ora adempie il suo ministero, riconosce Gesù e rivela a Elisabetta che Maria è la madre del Signore!
L’incontro tra Maria ed Elisabetta è anche l’umanissimo incontro tra due donne che si accolgono reciprocamente: è un incontro all’insegna della pura gratuità, quell’atteggiamento che consente di ospitare in sé l’altro, disponendosi a riconoscere la vocazione che il Signore gli ha rivolto. E così diviene possibile lo scambio dei doni: al saluto di Maria, lo Spirito colma Elisabetta, la quale risponde a sua volta con la benedizione: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!». Poi aggiunge: «A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?». Se David di fronte all’Arca aveva esclamato: «Come potrà venire a me l’Arca del Signore?» (2Sam 6,9), queste parole di Elisabetta mostrano la sua consapevolezza che Maria è ormai il sito individuabile della Presenza di Dio, poiché porta in grembo Gesù, Dio fatto uomo.
Infine Elisabetta afferma: «Beata colei che ha creduto che le parole del Signore si compiono!». Sì, la vera grandezza di Maria consiste nella sua fede: essa ha aderito con tutta se stessa alla promessa di Dio, in grado di dischiudere orizzonti umanamente impossibili, e così ha fatto spazio in sé all’uomo che solo Dio ci poteva dare! E, proprio in quanto ha saputo riconoscere i prodigi che Dio ha compiuto in lei e che la stessa Elisabetta le testimonia, ora Maria può sciogliere il suo splendido canto di ringraziamento, il Magnificat: non a caso un testo che è un mosaico di passi biblici, a dire che Maria ha apprestato tutto, ma è Dio ad aver operato in lei cose grandi…
«Concedi, o Padre, alla tua chiesa di andare verso gli uomini nella carità e di destare ovunque la gioia per la presenza in lei di Gesù Cristo»: queste parole di un’antica preghiera liturgica riassumono bene il senso dell’episodio della Visitazione. La presenza di Cristo che dimora in ciascuno di noi (cf. Gal 2,20) dovrebbe infatti trasfigurare le nostre vite, facendone un’occasione di gioia e di salvezza per ogni uomo che incontriamo: ricordiamolo mentre ci prepariamo a celebrare il Natale ormai vicino.
 
 
 

ALLEGATI