SERVIZIO NAZIONALE PER LA PASTORALE GIOVANILE
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Teologi

Ecco le riflessioni di alcuni teologi sul tema della croce e della passione: Enzo Bianchi Omelia per la festa della Santa Croce La croce gloriosa, la croce nella gloria: non uno strumento di morte può essere glorioso, ma ciò che è diventato come simbolo, ciò che Gesù ha vissuto sulla croce deve essere visto e […]
9 marzo 2015

Ecco le riflessioni di alcuni teologi sul tema della croce e della passione:

Enzo Bianchi

Omelia per la festa della Santa Croce
La croce gloriosa, la croce nella gloria: non uno strumento di morte può essere glorioso, ma ciò che è diventato come simbolo, ciò che Gesù ha vissuto sulla croce deve essere visto e sentito come glorioso. “Gloria” (kabod) è un termine che nell’Antico Testamento indica il peso, dunque la gloria di Dio è il suo peso nella storia, è la traccia della sua azione, del suo Regno. Gesù, che ha accettato questo supplizio da parte dell’impero totalitario romano istigato dal potere religioso giudaico, lo ha fatto mostrando tutta la sua gloria: gloria-peso del suo amore vissuto fino all’estremo. Sulla croce, certo, Gesù umanamente appare un reietto, un riprovato, un condannato sofferente e impotente, ma in verità egli mostra la gloria, il peso che Dio ha nella sua vita. Quel Dio Padre che sembrava averlo abbandonato, in realtà, essendo obbedito nella sua volontà di amore da parte di Gesù, mostra nella vita del Figlio tutta la sua gloria. L’orribile croce diventa così un segno luminoso; l’essere issato in alto, su un palo, racconta il regnare di Gesù, esaltato da Dio (cf. anche Gv 8,28; 12,32-33); la corona di spine sul capo di Gesù rivela la sua qualità di Re che serve quell’umanità che lo rifiuta; le sue ferite nelle mani, nei piedi e nel costato mostrano come Gesù ha accolto la violenza, senza vendetta né rivalsa, interrompendo così la catena dell’odio, dell’inimicizia, della violenza (cf. Is 53,5-6.12).
[...]
Il quarto vangelo, il vangelo “altro”, ha un’ottica diversa dai sinottici, legge la passione di Gesù come evento di gloria, legge la crocifissione come intronizzazione del Messia, legge le bestemmie dei presenti quali titoli che riconoscono la vera identità di Gesù: egli è “il re dei Giudei” (Gv 19,19), nome che viene scritto e proclamato in ebraico, greco e latino, le tre lingue dell’oikouméne, le quali affermano dunque “il suo vero Nome che è al di sopra di ogni nome” (cf. Fil 2,9). Non solo nei vangeli sinottici (cf. Mc 8,31 e par.; 9,31 e par.; 10,33-34 e par.), ma anche nel quarto vangelo la croce è stata profetizzata da Gesù come “necessitas” in questo mondo ingiusto, in cui l’uomo giusto finisce per essere rifiutato, condannato e ucciso. Aveva infatti detto a Nicodemo che, come nel deserto era stato innalzato da Mosè un segno di salvezza per Israele (cf. Nm 21,4-9), così sarebbe stato innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque guardasse a lui con fede e invocazione potesse trovare la vita. E non aveva forse anche detto: “Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12,32)? Ecco chi è colui che attira: un uomo che si manifesta non come un superuomo, nella potenza e nel trionfo mondani, ma un uomo sfigurato e colpito dagli ingiusti (cf. Is 53,2-3) semplicemente perché egli è il solo giusto capace di dare la sua vita per gli altri. La croce gloriosa di Gesù è il segno di come Dio ci ha amati: suo Figlio è steso su un legno a braccia aperte, è un servo, è uno che ha offerto la vita e che vuole abbracciare tutti. Preghiamo dunque con fede: O croce, su te Cristo ha trionfato e la sua morte ha distrutto la morte. Tu sei il vessillo del Re che viene, e viene presto nella sua gloria!

 
Card. Carlo Maria Martini

Via Crucis biblica, I Stazione
Gesù, noi vorremmo seguirti sulla via della croce. Vogliamo entrare con te nell’orto degli ulivi, nel podere chiamato Getsèmani, per unire la nostra preghiera alla tua. Ma, come per i discepoli, ci è tanto difficile ! Per essi c’è la stanchezza del giorno precedente, c’è il silenzio cupo della notte con gli oscuri presagi che lo accompagnano. Noi, soprattutto quando vogliamo vegliare un po’ più a lungo con te, veniamo oppressi dai fantasmi che si agitano nei nostri cuori e che ci rendono la preghiera un peso. Sentiamo una gran voglia di fuggire, di darci per vinti e di abbandonarci a distrazioni che ci tolgano da questo incubo. Non riusciamo a condividere il tuo spavento e la tua angoscia e soprattutto non riusciamo a sintonizzarci con la tua preghiera. Anche le tue parole sulla tentazione che incombe sono ricevute da noi con lo spirito ottuso e incapace di capire. Il sonno appesantisce le nostre membra e chiude il nostro cuore. Intanto Gesù viene coinvolto in tutto il suo essere dalla grande e decisiva preghiera: «Abbà, Padre! Ogni cosa ti è possibile, allontana da me questo calice! Però, non quello che io voglio, ma quello che tu vuoi». Gesù, tu hai voluto provare fino all’ultimo la ripugnanza per la volontà del Padre, contraria alle tue attese. Anche noi sentiamo talora questa ripugnanza. Tu hai accettato di essere oppresso da una tristezza mortale. Può capitare, in certi momenti della nostra vita, di giungere fino a questo punto. Fa’ che non ci spaventiamo di questa resistenza che sentiamo nascere dentro. Fa’ che non ci arrendiamo né pensiamo che in tali frangenti è giocoforza arrendersi. F necessario stringere i denti e soprattutto confidare nella potenza dello Spirito che opera in noi. Possiamo sempre essere vittoriosi, per la forza di colui che ci ha salvati.
   
Via Crucis biblica, XIII Stazione

Signore Gesù, per te morire in quel modo significa gustare amaramente il rifiuto di tutti: dei sommi sacerdoti, degli anziani del popolo, dei farisei, degli scribi e anche della folla, che tu avevi tanto amato e che ti aveva seguito persino nel deserto con grande fedeltà (cfr. Le 9,12). È vero che la folla che vuole la tua morte non è la stessa che ti ha osannato. Ma si ha sempre una certa impressione di totalità di fronte a una folla anonima. Tu ti senti respinto da tutti coloro che non hanno accolto il tuo messaggio e da quelli che per paura ti hanno abbandonato. Tu assapori come una sorta di tragico fallimento del progetto che ti è stato affidato dal Padre. Questa esperienza di rifiuto continua anche oggi, nella sofferenza per il rifiuto della tua Chiesa e per la solitudine dei suoi ministri. Signore Gesù, noi vorremmo offrirti la nostra fedeltà e il nostro amore e ti adoriamo chini, in silenzio, non osiamo più parlare per manifestare ciò che proviamo di fronte al tuo corpo lacerato e senza vita. Sappiamo che tu muori di una morte amarissima per amore dell’umanità. Sentiamo che il mistero dell’Incarnazione raggiunge qui il suo compimento. Gesù, facendosi obbediente fino alla morte, e alla morte di croce, ci ha dato la certezza che il suo amore vince ogni peccato e perfino la morte. Così la croce diviene la soglia attraverso la quale passano senza sosta i tuoi messaggi di amore
                                   
 
Anselm Grün

La fede dei cristiani
Il messaggio centrale del cristianesimo è che Gesù è morto in croce ed è stato risuscitato da Dio. La morte e la risurrezione di Gesù sono la fonte della nostra fede e il fatto fondamentale a cui facciamo riferimento. E questo è stato anche il contenuto particolare di quello che all’epoca gli apostoli hanno annunciato al mondo. Inizialmente, dopo la morte di Gesù, i suoi discepoli sono rimasti sconvolti. Non capivano perché quel meraviglioso rabbi, che aveva guarito tanti malati e aveva parlato di Dio in modo così efficace, dovesse morire in croce. La morte di Gesù ha messo in questione la loro fede in lui. Ma l’esperienza della sua risurrezione ha fatto capire loro in modo nuovo il mistero di Gesù come Cristo. E si è trattato di una esperienza così sconvolgente, che non potevano far altro che uscire ad annunciare a tutto il mondo la buona novella. Hanno messo in conto persecuzione, prigionia, persino la morte. Il motivo addotto: «Noi infatti non possiamo non parlare di ciò che abbiamo visto e sentito» (At 4,20).
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La croce è e rimane un simbolo essenziale per noi cristiani. In concreto, che cosa ha ancora da dire oggi? La croce ci mostra che Dio è diventato capace di soffrire, che Dio stesso ha percorso la strada della passione. I Padri della Chiesa parlano della morte di Dio stesso. In Gesù, Dio ha assaggiato la morte. È penetrato in ciò che è opposto al divino e lo ha vissuto fino in fondo sul proprio corpo. La croce dice che Dio soffre nell’uomo. Si mette alla ricerca dell’uomo e lo cerca proprio dove è più lontano da Dio: sulla croce, il luogo della violenza e dell’ingiustizia più terribile, il luogo della viltà e del potere, il luogo dell’abbandono e della ferocia e il luogo della morte solitaria. Fino a quel punto Dio segue l’uomo per raggiungerlo lì. La croce dice anche un’altra cosa. Ci mostra il modo in cui possiamo superare il dolore.
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La croce, a cui vediamo appeso il sofferente Figlio di Dio, è speranza anche per colui che ha fallito, per chi ha rinunciato a se stesso, che continua ad essere vittima della propria dipendenza. Costui vede in Gesù colui che vive fino in fondo il bisogno sul proprio corpo… La croce ci mostra l’amore incondizionato di Dio. In Gesù Dio è entrato nella massima oscurità del mondo e l’ha trasformata. Non abbiamo bisogno di giustificarci da soli. Nella croce, Dio mostra di averci accolto senza condizioni con tutta la nostra fragilità. E la croce ci mostra che non possiamo appropriarci di Dio. Nell’ambiente religioso del nostro tempo corriamo il pericolo di ridurre Dio ai nostri criteri. Vediamo Dio come ambito che dobbiamo integrare nel nostro cammino per diventare noi stessi. Ma abbiamo perso di vista il totalmente Altro, il Dio incomprensibile, che ci è apparso in Gesù e che ci illumina in modo nuovo proprio sulla croce.
 

Bruno Forte

Gesù di Nazareth, Simbolica ecclesiale vol.3,
Il volto del Cristo si rivela in pienezza nel ricongiungimento inaudito della sua morte ignominiosa e della sua risurrezione: la Croce senza la Risurrezione sarebbe l’ennesima confessione dell’impotenza umana; illuminata dalla risurrezione, è la Croce del Figlio di Dio, che muore al nostro posto e per noi, nella solidarietà alla sofferenza del mondo. La Resurrezione senza la Croce sarebbe la proclamazione di una vittoria di cui però non si conosce il nemico, l’annuncio di una potenza tanto grande, da essere inumana; rapportata alla Croce, è la Risurrezione dai morti del Crocifisso e la resurrezione dei morti in lui, la proclamazione della vittoria di Dio a questa terra di morti e di crocefissori, che è la nostra terra. La Risurrezione è il sì di Dio: la Croce dice a Chi questo sì viene detto. Senza la Risurrezione, la Croce sarebbe cieca, senza futuro e senza speranza; ma senza la Croce, la Resurrezione sarebbe vuota, senza passato e senza concretezza.